Gli innesti FUE non sono tutti uguali

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Prof. Piero Rosati

Il prof. Piero Rosati si interessa da 40 anni di chirurgia del cuoio capelluto per la correzione chirurgica della calvizie androgenetica, per la ricostruzione del cuoio capelluto dopo incidenti, traumi... 
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E’ stato pubblicato sul recente vol. 28 (marzo/aprile 2018) della rivista scientifica dell’Hair Transplant Forum International un articolo del Dr. Robert H. True di New York su cui viene mostrato uno studio sulla qualità degli innesti ottenuti con la tecnica FUE. In particolare H. True ha elaborato una scala qualitativa di tali innesti chiamata GQI (Graft Quality Index). Vediamo quali sono le implicazioni pratiche per chi vuole sottoporsi ad un intervento di trapianto di capelli.

Gli innesti non sono tutti uguali

La prima cosa interessante è notare da subito che non tutti gli innesti sono uguali. La tecnica di prelievo, infatti, incide sulle caratteristiche dell’innesto che viene creato: se il prelievo dall’area donatrice viene svolto male, il capello probabilmente tenderà a cadere o comunque a non attecchire. Nell’articolo si prendono in esame addirittura 6 caratteristiche degli innesti, spesso grandi meno di un millimetro, giusto per far capire quanta la cura dei particolari sia fondamentale: la presenza più o meno abbondante di tessuto di supporto (in vari punti chiave), la presenza di danni più o meno estesi ai follicoli, la qualità dei suoi bordi, la presenza di follicoli “spogli”, ecc., che insieme vanno a formare un punteggio di qualità. Esistono quindi innesti di prima, seconda, terza e quarta classe, dal migliore al peggiore e il tutto dipende dagli strumenti usati per l’estrazione dei follicoli, dalla “mano” del chirurgo e quindi dall’esperienza e dalla professionalità dello stesso.

Grado 1 – Innesti di alta qualità

Grado 2 – Innesti di media qualità

Grado 3 – Innesti di bassa qualità

Grado 4 – Innesti di pessima qualità

Qual è il riferimento per classificare un innesto come il migliore possibile?

Il paradosso è che, citando letteralmente il Dr. Robert True, il “gold standard” per gli innesti rimane quello che si ottiene tramite la tecnica chirurgica STRIP o FUT. Più precisamente: la sfida per la FUE è dunque quella di ottenere gli stessi risultati che si ottengono con la FUT.

Questo ha a che fare con la sempre maggior quantità di “pentiti” della FUE che si rivolgono ai chirurghi italiani ed europei?

Sì e infatti nell’articolo si afferma in più punti che proprio i chirurghi meno esperti sono responsabili di innesti di bassa qualità (classi 3 e 4) che non attecchiscono e che dopo poco tempo dal trapianto peggiorano la situazione iniziale. Non solo: con la FUE l’ottenimento di innesti di classe 1 può essere una sfida complicata anche per i chirurghi più bravi.

The gold standard remains that microscopically slivered and created grafts obtained by STRIP surgery are ideal. The challenge for FUE harvesting methods is to produce grafts that are similar to or exactly the same as strip grafts.

Questo spiega il perché delle massicce campagne pubblicitarie sulla FUE: tale tecnica consente di effettuare l’intervento a prezzi anche bassi, perché consente di abbassare la qualità. E’ sufficiente impiegare personale meno specializzato, dunque meno pagato; in più non è necessaria la costosa attrezzatura impiegata nella FUT o STRIP.
Viceversa chi si affida ad un bravo chirurgo esperto di FUT ha la certezza di avvalersi della tecnica che ancora garantisce la miglior qualità possibile degli innesti, con relativa percentuale superiore di attecchimento e crescita dei capelli trapiantati.


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Prof. Piero Rosati - Chirurgo plastico ed estetico

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