Nei giorni scorsi è stata pubblicata su Repubblica, e probabilmente anche su altre testate, una notizia sul farmaco Baricitinib il cui titolo potrebbe aver illuso molte persone: “Alopecia, via libera della Fda al farmaco che fa ricrescere i capelli”. Facciamo un po’ di chiarezza, perché ormai da medico posso dire che chi soffre di calvizie si trova spesso ad affrontare due problemi: la caduta dei capelli e le notizie fuorvianti.
Dopo alcune righe in cui si legge che «nel giro di pochi anni si passa dall’essere completamente calvi all’avere una chioma folta», si menziona finalmente la patologia per cui questo farmaco, il Baricitinib, è stato pensato: l’alopecia areata.
L’alopecia areata è però cosa ben diversa dalla più comune calvizie androgenetica. La prima infatti è una vera e propria malattia, che si manifesta con una caduta improvvisa dei capelli in una o più zone del capo, producendo chiazze calve molto ben definite. L’incidenza dell’alopecia areata è distribuita egualmente tra uomini e donne e colpisce prevalentemente i giovanissimi e gli adulti tra i 20 e i 40 anni. La calvizie androgenetica, o calvizie comune maschile, è molto più frequente e si sviluppa invece prevalentemente negli uomini, colpendo in modo diffuso il cuoio capelluto delle zone frontali e superiori del capo, non a chiazze ed in modo prevedibile, a partire dai 18 anni in alcuni soggetti e in età più avanzate in altri, con una progressione diversa caso per caso.
Le due forme di alopecia sono quindi due patologie diverse, anche da un punto di vista dell’esito: l’alopecia areata non è determinata dall’irreversibile atrofizzazione dei follicoli piliferi, e infatti si osserva che in certi casi i capelli tornano a ricrescere spontaneamente, anche senza Baricitinib, nell’arco di 12-18 mesi.
Può quindi il Baricitinib avere un’applicazione anche per la calvizie androgenetica? No, perché le cause delle due patologie, come è scritto anche nell’articolo di Repubblica, sono di natura diversissima.
Laddove è possibile, dunque, l’autotrapianto di capelli resta ancora la via preferenziale per risolvere il problema della calvizie androgenetica, per la quale l’approccio farmacologico è nei fatti ancora ben lontano dal mostrare un’efficacia paragonabile.
Quando si parla di “stempiatura” bisogna innanzitutto fare una distinzione anagrafica, cioè tra quella del giovane e quella della persona in età matura.
Nel giovane la stempiatura può essere di 2 tipi: o da modificazione della capigliatura, per il passaggio dalla capigliatura del ragazzo a quella dell’uomo, oppure si potrebbe trattare di una espressione iniziale di alopecia androgenetica; quest’ultimo caso è più probabile se la stempiatura è accompagnata da diradamento di altre zone circostanti le tempie e assottigliamento (miniaturizzazione) dei capelli.
La stempiatura da età matura compare più tardi, ed è espressione della naturale evoluzione della capigliatura. Circa l’80% degli uomini, raggiunti i 70 anni, ha problemi ai capelli.
È una forma più lentamente ingravescente rispetto al caso del giovane, che si inserisce nell’evoluzione della fisionomia dell’individuo. In questo caso non invecchia solo la cute, ma anche il resto del corpo, e di conseguenza anche le strutture che determinano la nostra capigliatura.
Una stempiatura fisionomica va tenuta sotto controllo e va valutata negli anni. Una stempiatura da alopecia androgenetica, se isolata, non va trattata chirurgicamente da subito; è meglio infatti aspettare, perché se trattiamo chirurgicamente e trapiantiamo sulle stempiature, i capelli nelle zone circostanti continueranno a cadere, creando un effetto molto disestetico.
Un paziente, infatti, va sempre valutato con un occhio al presente ed un occhio al futuro, per fare oggi una cosa che dovrà andar bene anche tra 50 anni.
Se nell’uomo maturo la stempiatura infastidisce, senza desiderare di tornare a capelli che si avevano a 18 anni, con aspettative realistiche e che si adattino alla fisionomia del paziente, si può provvedere ad un trattamento chirurgico.
Il Prof. Piero Rosati, chirurgo plastico ed estetico con oltre 40 anni di esperienza nel trattamento della calvizie androgenetica, ha organizzato l’anno scorso un webinar dedicato al trapianto di capelli. Questo evento online si è tenuto il 4 maggio 2022, ed era rivolto a chiunque fosse interessato a comprendere meglio le opzioni terapeutiche per la cura della calvizie.
Pubblichiamo qua sotto un breve estratto del webinar.
Il Prof. Rosati ha deciso di tenere questo webinar per dissipare le incertezze e le false informazioni che spesso circolano online riguardo al trapianto di capelli. Durante la sessione, sono stati chiariti dubbi e domande frequenti, direttamente dall’esperto nel campo.
Questa iniziativa ha rappresentato un’opportunità unica per ascoltare da una voce autorevole del settore e poter interagire direttamente con il Prof. Rosati, il quale ha un ricco background di pubblicazioni scientifiche e partecipazioni a congressi di rilievo internazionale. Ciò ha garantito ai partecipanti una panoramica completa e affidabile sulle tecniche e le nuove frontiere nel trattamento della calvizie.
Ci ha fatto piacere osservare, nelle ultime settimane, la comparsa di alcuni articoli di giornale (qui e qui) che finalmente prendono atto della pericolosa situazione di cui parliamo da tempo. Ci piacerebbe parlare di trapianto di capelli solo in termini di qualità del risultato, di nuove possibilità e di soddisfazione dei pazienti, ma vedendo sempre di più crescere la quota di pazienti che si rivolge a noi per sistemare il disastro che è stato combinato all’estero sulle loro teste, ci tocca parlare di un aspetto che dovrebbe essere scontato: la sicurezza.
Dopo l’ISHRS (International Society of Hair Restoration Surgery) abbiamo ripreso e rilanciato, forse per primi, il dossier sul “black market” del trapianto, inserendolo in evidenza su questo sito e rendendolo così fruibile anche per gli internauti italiani. Abbiamo anche pubblicato numerosi video su questo tema, e di fatto sono anni che mettiamo in guardia contro le cliniche che attraggono pazienti con offerte troppo belle per essere vere, ma è comunque difficile combattere contro una macchina del marketing così ben oliata.
Per questo siamo contenti di aver visto che anche la clinica Wimpole del Regno Unito si è data da fare e ha pubblicato un vademecum con 16 “trappole” in cui il paziente può cascare.
Più voci autorevoli saranno capaci di farsi sentire, più si tutelerà la salute dei pazienti che legittimamente vogliono risparmiare, ma che con un marketing abbagliate non vengono messi in condizione di discernere tra un vero e proprio atto chirurgico, quale è il trapianto di capelli, e il classico, semplice “ritocco”.
Ancora una volta lo diciamo in modo chiaro: ricordate, un trapianto di capelli mal eseguito può compromettere la possibilità di futuri interventi e causare danni irreversibili. Se poi ad operare non è un chirurgo ma un tassista, può succedere di tutto, e ad essere in pericolo è la vostra salute.
Pensateci.
Qualche tempo fa il TG1 ha pubblicato un “servizio” sul trapianto di capelli in Turchia, e un mio collaboratore me lo ha segnalato e mi ha chiesto un parere. Sicuramente sono state dette alcune cose molto discutibili sul piano scientifico.
In questa “video reaction” spiego che cosa non va in questo servizio televisivo andato in onda sulla TV pubblica, pagata coi nostri soldi, che fa sicuramente pubblicità alle cliniche all’estero senza una minima analisi critica di quello che si vede.
Tutti parlano di chirurgia della calvizie, riferita all’alopecia androgenetica, e soprattutto pare che tutti la sappiano praticare.
Però alcune persone presentano delle cicatrici sulle quali vorrebbero poter trapiantare i capelli, ma sul web molti “esperti” affermano che nelle cicatrici i capelli non possono ricrescere.
In realtà è possibile affrontare il problema seguendo uno dei vari approcci disponibili, in base all’entità dell’area cicatriziale. Ne ho parlato anche in questo video, dove mostro anche le fotografie del prima e del dopo in vari casi, con cicatrici piccole, medie e grandi.
Sul web è tutto un parlare di FUE e ormai le persone sono convinte che proprio quella sia davvero la miglior tecnica per il trapianto di capelli.
La verità, è che non è vero. Non solo, ma la FUE è una vecchia tecnica, scartata anche dal suo stesso inventore.
In questo video cerco ancora di dare un’informazione veritiera sulla tecnica FUE, introducendo anche un concetto fondamentale, che rivedremo più approfonditamente a breve, quello della safe zone del trapianto di capelli.
Nelle foto mostriamo quello che la FUE causa davvero sulle teste dei pazienti quando non viene rispettata la safe zone e quello invece che si può ottenere con una FUT ben realizzata.
Buona visione.
Nel trapianto di capelli, uno degli aspetti più cruciali è la corretta identificazione della safe-zone, l’area donatrice sicura del cuoio capelluto da cui prelevare i capelli destinati al trapianto.
Un chirurgo esperto deve individuare con precisione questa zona per garantire che i capelli trapiantati non vadano incontro a caduta futura.
Tuttavia, con la crescente diffusione della tecnica FUE, spesso applicata da personale non qualificato, il concetto di safe-zone viene trascurato, alimentando il falso mito che i capelli trapiantati siano inevitabilmente destinati a cadere.
Ma è davvero così? Ecco le ragioni alla base di questi errori e come evitare che i capelli trapiantati cadano, assicurando un risultato duraturo.
Buona visione.
Molti pazienti vengono da me e mi dicono:
“Dottore, a che cosa serve il trapianto di capelli se poi devo prendere farmaci a vita?”.
E io rispondo: con la tecnica giusta non serve assolutamente prendere farmaci a vita per evitare o rallentare la ricaduta.
In questo video spiego infatti perché non servono farmaci dopo il trapianto di capelli se è stata usata la tecnica giusta e se il trapianto è stato realizzato nel miglior modo possibile. Anzi, l’uso continuativo di certi farmaci può provocare effetti collaterali molto fastidiosi e anche difficili da ricondurre alla terapia. In più va valutato anche l’aspetto economico… alla fine il rischio è che un intervento di autotrapianto “al risparmio” faccia spendere molto di più in farmaci negli anni a seguire.
Quindi, come sempre, attenzione a chi affidate la vostra testa.
Buona visione.
Per anni e anni ci siamo lamentati che i nostri medici di famiglia ci curavano per telefono. E adesso, per una cosa che ci sta tanto a cuore, che non ci fa male fisicamente ma che ci dà una sensazione di disagio, perché non ci vediamo bene, ci facciamo fare una diagnosi su una fotografia? Che non viene neanche vista da un medico il più delle volte?
E questo è solo l’inizio.
Io penso che l’approccio giusto sia molto diverso, e per questo ho deciso di fare un video con questo titolo:
Per voi, solo il meglio.
Questo vale per tutte le fasi: la visita, il pre-operatorio, l’intervento, il post-operatorio e il follow-up.
Buona visione.
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