Nella video testimonianza, Federico racconta l’esperienza avuta nell’eseguire il trapianto di capelli con tecnica FUT presso la Piero Rosati Clinic di Ferrara.

Oggi parliamo delle polveri a base di cheratine, usate per mascherare temporaneamente il diradamento dei capelli. I nomi più noti sono Toppik, Nanogen e K-Max.

Parliamo di autotrapianto di capelli: è possibile correggere i risultati non soddisfacenti di un precedente intervento di trapianto di capelli? Se si evidenziano problemi come l’effetto a ciuffetti di bambola, attaccatura troppo netta, eccessiva distanza tra gli innesti, effetto “a macchia” e così via, di solito è possibile correggere il problema. Vediamo alcuni esempi e alcune tecniche.

Oggi parliamo di CFU. La tecnica CFU è una tecnica di autotrapianto di capelli che in casi selezionati riesce a dare i migliori risultati.

Per l’autotrapianto di capelli è meglio la tecnica FUT o la tecnica FUE? Finalmente, nel 2016, sono stati effettuati test scientifici rigorosi che dimostrano come la tecnica FUT sia la migliore. Ecco il perché!

Alcuni pazienti vengono tratti in inganno da molto materiale informativo che non spiega chiaramente quali cicatrici effettivamente vengono generate dai metodi FUT e FUE, sorvolando sul risultato estetico finale. Ecco una spiegazione molto chiara e completa relativa alle cicatrici dei metodi FUT e FUE.

La tecnica FUE è molto reclamizzata, soprattutto in questi ultimissimi anni, ma stanno capitando sempre più pazienti non soddisfatti degli interventi con tecnica FUE effettuati magari in paesi in via di sviluppo. Ecco quali sono i problemi della tecnica FUE, a cominciare dalla cicatrice.

Nel video si illustrano i tre motivi principali che causano il fenomeno della caduta dei capelli trapiantati con la tecnica FUE per il trapianto dei capelli.

Quali sono gli aspetti da valutare nella scelta del chirurgo estetico per il trapianto di capelli? Che cosa significa davvero tricologo? Ne parla il Prof. Piero Rosati, esperto in trapianto di capelli.

E’ dai lavori del novantatreesimo congresso della Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST) che giunge l’allarme sui pericoli cui vanno incontro le migliaia di “turisti del ritocco”. Si tratta di persone che dal nostro Paese partono per giungere in Turchia e in altre località extra-UE con l’obiettivo di trascorrere qualche giorno di relax e approfittare dei trattamenti sanitari a basso prezzo. Il problema è che, come spesso accade, dietro all’apparente convenienza si nascondono risparmi che vanno a discapito della sicurezza e della salute del paziente.

Giampiero Girolomoni, Ordinario di Dermatologia e venereologia all’Università di Verona, sforna numeri allarmanti: nel 2017 alcune migliaia di italiani si sono recati all’estero per effettuare un trapianto di capelli e di questi una considerevole parte si sono affidati a strutture non specializzate e a personale senza i requisiti professionali idonei. Il risultato? Queste persone, dopo un po’ di tempo, tornano dai professionisti italiani lamentando “molte complicanze come infezioni da curare per lungo tempo o cicatrici diffuse contro cui poco si può fare”.

La meta più gettonata per chi soffre di calvizie è la capitale turca Istanbul, che con le sue circa 300 cliniche guida la classifica seguita da Grecia ed Albania. Il “motore” di questo successo sono i prezzi bassi (anche 3.000€ per un trapianto, che è circa la metà di quanto si paga in Italia) spinti da una macchina pubblicitaria ben collaudata che racconta solo metà della storia.

Infatti, alla voce di Girolomoni si aggiunge quella del Prof. Piero Rosati dell’Università di Ferrara, chirurgo estetico che si occupa di trapianto di capelli da oltre 30 anni, che spiega qual è la tecnica usata in questi centri del trapianto low-cost: molti medici non qualificati hanno ripescato una vecchia tecnica abbandonata e le hanno dato un nuovo nome (FUE). Peccato che con tale tecnica i capelli da trapiantare vengano di fatto strappati, e quindi spesso danneggiati, causando fibrosi del cuoio capelluto ed un minor attecchimento dei capelli stessi, poiché privati, ad esempio, del tessuto adiposo che consente loro di sopravvivere meglio all’innesto. Non c’è però da meravigliarsi, perché spesso non sono medici, e neanche infermieri, ad effettuare gli interventi in queste “cliniche”, bensì persone comuni, senza nessuna preparazione sanitaria. Il risultato è che la tecnica FUE, di fatto obsoleta ma più semplice da praticare per l’operatore rispetto ad esempio alla FUT, manifesta diversi problemi, non ultimo la ricaduta dei capelli trapiantati in molti pazienti anche a soli uno-due anni dal trapianto, oltre a causare un’importante diradamento dell’area donatrice a cui spesso è difficile porre rimedio.

Possibili rischi dovuti ad un trapianto a basso costo (fonte ISHRS)

Non solo il risparmio ottenuto sarebbe dunque vanificato dalla necessità di re-intervenire, ma il rischio di complicazioni e il paradosso di peggiorare la calvizie dovrebbero essere motivi sufficienti per far capire che a certe pubblicità scintillanti sul web e sulla carta è meglio anteporre l’intelligenza o, se non altro, l’istinto di sopravvivenza.

Prof. Piero Rosati - Chirurgo plastico ed estetico

Curriculum Vitae

P.IVA 00885090381
Iscritto all' Ordine dei Medici di Ferrara, nr. di iscrizione 2764

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